• Caixa Galicia

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    Finalmente ho messo in cantiere la nuova Fortyfive, appunto Caixa Galicia. Il disegno è derivato da una barca vera di 5.50 metri e larga 2.55. Ridotta in scala 1:11 è venuta fuori una barca a spigolo, fondo quasi piatto, larga 24 cm al baglio massimo. Ha le forme di uno scafo planante, speriamo bene. Ad ogni modo ecco i lavori fatti fino ad ora.

    09062008027.jpg Questo sono le ordinate tagliate e appoggiate sullo scalo. Si nota come la forma sia molto semplice e di conseguenza facili da tagliare. Sono solo 5 visto che la barca non è grandissima. Con il senno di poi ne avrei fatte un paio in più, visto che la forma dello scafo è abbastanza difficile da otterene con il sistema che ho usato. Il dritto di prua è stato utilizzato solo inizalmente, ed è stato rimosso prima della posa delle fiancate. Sono ottenute da della balsa da 3mm, con incollato sopra il disegno stampato dal CAD per fare da guida per il taglio.

    Un discorso diverso meritano le piastre, realizzate con balsa da 1.5mm. Un primo tentativo è andato male perchè non ho sviluppato le 09062008028.jpg superfici e quindi mi sono trovato in difficoltà nel montaggio, di fatto incollavo un pezzo molto più grande e poi ritagliavo. Questo mi ha portato ad avere buchi e fessure nello scafo, anche provocati da me nel tentativo di pareggiare i bordi e le giunture. Mi sono quindi rimesso al PC e ho riportato le ordinate sul programma FREE!Ship (per inciso, quello che sto portando sotto Linux con il nome OpenBoat). Questo mi ha consentito di correggere alcuni errori e di ottenere uno scafo migliore. Mi ha anche consentito di avere lo sviluppo delle piastre che sarebbero andate a formare lo scafo. In effetti in questo modo ho ottenuto dei risultati molto migliori. Le ordinate sono state ovviamente ottenute dallo stesso programma. L’unico problema di questo sistema è che la precisione decisamente superiore ottenuta è completamente vanificata se si tagliano a mano i pezzi.

    Il passare per un software mi ha ridotto notevolmente i tempi di costruzione ed infatti in un paio di serate, che sarebbe potuta essere benissimo una sola, sono riuscito ad ottenere uno scafo.

    10062008029.jpg Le ordinate sullo scalo e il fondo incollato e tenuto in posizione

    10062008030.jpgLo scafo completato sullo scalo. L’abbondanza di puntine è dovuta al fatto che lo scafo ha una forma abbastanza impegnativa e quindi la balsa non era molto d’accordo a seguire le forme che gli davo. Un modo per risolvere il problema è quello di precurvare la balsa oppure usare più ordinate in modo da avere più punti di ancoraggio.

    In queste fasi la colla usata è una normale colla per legno, simile all’attaccatutto, che ha il vantaggio di essere abbastanza veloce a tirare ma che consente di riposizionare i pezzi.

    Lasciato riposare il tutto per un paio di giorni, lo scafo è pronto per essere tolto dallo scalo per poter applicare i cordoli interni in epossidica caricata, che sono poi quelli che daranno resistenza agli incollaggi.

    11062008035.jpg La prima cosa da fare è, dopo una leggera rifinitura, mettere del nastro adesivo di carta all’esterno di tutti gli spigoli a cui verrà, internamente, applicato il cordolo di resina caricata. Questo serve per evitare che la resina coli dagli inevitabili spazi vuoti tra le piastre. Quello a sinistra è lo scafo con tutto il nastro adesivo applicato.

    Ecco qui invece un dettaglio delle cordonature. Sono state eseguire con resina epossidica bicomponente25062008039.jpg addensata con microball. Sono stati ripassate tutte le giunture scafo-ordinate e le giunture tra le varie piastre. Il risultato è uno scafo molto resistente.

    Il lavoro successivo, e per il momento l’ultimo, consiste nell’applicare un tessuto di vetro da 100 gr/m2all’esterno, in modo da aumentare ulteriormente la robustezza dello scafo e nel contempo impermeabilizzarlo.

    25062008038.jpgEcco lo scafo una volta che la resina è catalizzata completamente (cosa non difficile in questi giorni ;-) ) e prima di essere carteggiato e rifinito. Purtroppo la resinatura non è andata benissimo e sono rimaste delle bolle d’aria. Questo significa che il lavoro immediatamente successivo sarà quello di rifinire lo scafo tappando con resina caricata questi buchi in modo da ottenere una superficie adatta alla verniciatura.

  • Si inizia una nuova FortyFive

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    La serata di ieri è stata produttiva.

    Sono riuscito a finalizzare (e raffinare) il disegno della nuova FortyFive e già che c’ero ho anche stampato le ordinate. A questo punto, avendo già il materiale non resta altro che mettersi all’opera, cosa che se tutto va bene farò stasera.

    Sono anche riuscito a terminare lo scalo che stavo costruendo, quindi la costruzione della nuova fortyfive sarà anche un collaudo per lo scalo.

  • Collaudo di Pinna Bianca

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    Approfittando del giorno di ferie, ho collaudato le modifiche effettuate a Pinna Bianca. La barca, nonostante il vento abbastanza forte e molto rafficato, ha risposto bene. L’unica pecca osservabile è che di tanto in tanto rifiutava la virata. Devo ancora capire se questo comportamento era dovuto alle dimensioni del timone oppure se era dovuto alle particolari condizioni meteo.
    L’idea di controllare il fiocco anche nella parte alta è risultata buona, anche se dovrei fare dei test con un vento più leggero e soprattutto meno rafficato. I cordini non si sono ingarbugliati nonostante tutto, quindi posso concludere che le modifiche hanno fatto migliorare la barca.

    Ora sono in programma altri lavori, anche se non immediati: rifacimento delle vele, rifacimento del timone e se possibile rifacimento della parte anteriore della coperta (indicativamente da prua all’albero)

  • Evoluzione di Pinna Bianca: the end

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    Le modifiche a Pinna Bianca sono finalmente completate. Domani se va tutto bene, ci sarà il primo test in acqua.Il lavoro di ieri sera è stato il rifacimento dei cordini che comandano le vele. Approfittando della cosa, ho anche spostato il punto di mura del fiocco un pò più avanti, in modo da avere meno problemi di ingarbugliamento. La prova di domani servirà anche a vedere se l’idea di controllare la parte alta del fiocco ha senso o meno, e servirà per una generale messa a punto del sistema. Stasera, con le batterie cariche, effettuerò gli ultimi test statici, casomani ci fosse qualcosa da correggere all’ultimo minuto. L’unica modifica rimasta fuori è il rifacimento del timone, che però rimane in sospeso fino a quando la fresa CNC non sarà completata.

  • Evoluzione di Pinna Bianca: finito l’albero

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    La prima fase dell’evoluzione di Pinna Bianca è conclusa. Questa fase consisteva nel montare un piccolo braccio sull’albero per poter montare un fiocco con la parte alta più estesa e predisporre il necessario per poter controllare anche l’apertura della parte alta dello stesso. Questo è il resoconto dei lavori.

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  • Evoluzione di Pinna Bianca: the beginning

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    Ieri sera dopo molto (troppo) tempo sono riuscito a mettere le mani sulla FortyFive per iniziare i lavori di evoluzione di cui avevo parlato. Rispetto ad allora però ho cambiato il programma dei lavori ed i lavori stessi. Per risolvere il problema della barca orziera ho deciso infatti di non ridurre più la randa, ma di lavorare sul fiocco, aumentandolo e avanzandolo. Visto però che il fiocco è già murato il più possibile a prua, non posso farlo avanzare ulteriormente, almeno lato coperta, a meno di non montare un bompresso.Ho adottato invece il solito sistema di avere un’asta sull’albero che spinge in fuori il punto di attacco del fiocco all’albero. Si ottengono cosi’ due risultati:

    1. si avanza il centro del fiocco
    2. si puo’ aumentare un po’ la sua superficie

    A questo punto, nel caso in cui la barca diventi puggiera, mi basterà aumentare leggermente la randa (o ridurre il fiocco volendo) per poterla ribilanciare. Il netto però è che dovrei avere un po’ più di tela al vento. Sempre parlando dell’albero, ho pensato anche di controllare l’apertura della penna del fiocco, in modo da non farlo svergolare più di tanto. Il problema del fiocco a trapezio piuttosto che triangolare infatti, è che la parte alta tende a non tenere al forma e la posizione. Non ho ancora decise se usare un servo separato (un micro eventualmente) oppure usare il servo già presente per le vele, mettendo solo meno corsa al secondo cordino. Questa modifica dovrebbe apportare dei vantaggi sia di bolina che di poppa:

    • di bolina il poter controllare in qualche modo la parte alta del fiocco dovrebbe portare ad un miglior rendimento del gioco velico in quanto l’extra dosso della randa dovrebbe lavorare meglio e/o di più, come dovrebbe lavorare meglio il fiocco
    • di poppa si dovrebbe poter aprire di più il fiocco visto che controllandone la penna non dovrebbe più scaricare e quindi rendere meglio.

    Non so ancora come effettuerò materialmente questa modifica, ma di sicuro la testerò, anche perché  in ogni caso tornare indietro significa sostanzialmente togliere il cordino.Altri lavori che sono in programma sono il mettere un contrappeso al boma del fiocco, sistemare il giro delle scottine (sopra e sotto coperta) per evitare incasinamenti, rifare il timone e una generale revisione di tutto il resto.L’unica cosa che potrebbe non essere fatta in tempi brevi è il timone: quello che c’è va ed il prossimo lo vorrei fare con la macchina CNC che sono sto costruendo

  • La Fortyfive è a posto (si fa per dire)

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    Dopo l’incidente, che pensava parecchio più grave, la FortyFive è a posto. Di tutti i lavori che pensavo di farci, mi sa che ne farò gran pochi. Il fatto è che la barca è nata così, probabilmente male, e non credo che si riesca a migliorare molto. Il problema più grave che ho riscontrato è il fatto che è parecchio orziera. Questo mi fa pensare che il centro velico sia un po’ troppo indietro rispetto al centro di deriva. L’idea che avevo avuto di aggiungere un canard a prua mi sa che è, in questa condizione, una stupidata, visto che avanzerebbe ulteriormente il centro di deriva, peggiorando la situazione. Potrebbe essere un’idea invece, quella di inserire un canard a poppa (tra la deriva e i timoni o tra i due timoni) in modo da cercare di arretrare il centro di deriva e bilanciare, almeno in parte, i due momenti che agiscono sulla barca. Risolto questo problema, si potrebbe cambiare il bulbo e così via, ma non ho quella gran voglia di farlo, preferisco mettermi a lavorare ad una nuova FortyFive in modo da non arrivare all’anno prossimo con l’acqua alla gola. Vedremo il da farsi.

  • Snodo boma: finito

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    Finalmente ho finito lo snodo del boma e l’ho montato sull’albero. Ora mancano il boma e il wang, che inizierò a costruire a breve. Una piccola spiegazione: ho visto in giro su internet un sistema di snodo del boma basato sul fatto che boma della randa e wang ruotino assieme. Non so se ci sono dei reali vantaggi dal punto di vista prestazioni, ma sicuramente dal punto di vista costruttivo (dell’insieme, non dei singoli pezzi) è a mio parere migliore. Il vantaggio principale è che ruotando tutto insieme, non c’è più il problema costruttivo del wang che deve ruotare in un punto e stare fisso nell’altro. In questo modo il wnag rimane fisso su tutti e due i punti, cosa che dovrebbe dare dei vantaggi. Appena vista questa soluzione, ho pensato come applicarla alle barche da 45 cm che usiamo e dopo vari tentativi, questo è il risultato:

    Il tutto è composto da due piastrine di alluminio, un sandwich di carbonio con anima in legno (da 3 mm), un tubetto di ottone da 2×3 mm, uno spezzone di barra filettata da 2mm e un po’ di minuteria varia:  Sulla sinistra si può vedere che forma speravo di dare alle piastrine, forma che purtroppo non sono riuscito ad ottenere. Per dare un’idea delle dimensioni, considerate che i bulloncini autobloccanti sono M2, il foro più grande sulle piastrine è da 6 mm di diametro, qui è stato inserito l’albero. La piastrina di carbonio ha il lato maggiore 3.5 cm circa. Una volta montato il tutto, si ottiene quello che si vede nella prima foto, pronto da essere montato sull’albero. A dire la verità , alla piastrina di carbonio mancano due fori: uno per il montaggio del wang e uno per il montaggio del boma. Ma dato che non ho ancora deciso come fare, ho preferito lasciare perdere, visto che in ogni caso sono due forellini da 2.  Il tutto è stato fissato con qualche goccia di epossidica bicomponente (piastrine su tubetto di carbonio), mentre i due dadi autobloccanti sono stati fissati con una goccia di adesivo per metalli (Loctite 496 per i curiosi). Per il boma della randa e il wang a questo punto non servono più gli uniball o soluzioni simili: di fatto come wang userà un arridatoio, mentre il boma pensavo di farlo con del foam ricoperto di carbonio, soluzione che dovrebbe consentirmi di fare le cose robuste e leggere. A proposito di peso, lo snodo completo di tutti i suoi componenti pesa appena 4.3 grammi. Con l’albero sono arrivato a 22 e qualcosa.

  • Lavori su Pinna Bianca

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    La piccolina delle due barche, visto che non ne costruirò un’altra per il prossimo campionato, durante l’inverno sarà sottoposta a dei lavori di messa a punto, eccoli non necessariamente in ordine di importanza
    Sostituzione del timone con uno più sottile.
    Pensavo di rifare il timone per dargli una nuova forma, leggermente più allungata. L’idea è di avere un timone con una forma simile (come profilo) alla deriva, cosa che dovrebbe migliorare un pò la penetrazione in acqua. Un esperimento interessante sarebbe quello di dare al profilo del timone un forma tipo quella delle pinne dei cetacei, forma che dovrebbe ridurre le turbolenze.

    Rifacimento del piano velico.
    Qui il discorso è più complesso e da dividere in due fasi: 1) allungare il boma del fiocco di due o tre centimetri e aggiungerci il contrappeso. Questo dovrebbe portare ad avere una barca meglio bilanciata anche con vento forte ed un aumento della tela al vento. 2) rifare le vele in Mylar una volta messe a punto, per alleggerirle un po’.

    Giro delle scotte
    C’è sempre il problema di come fare in modo che le scotte dei servi non si ingarbuglino, sia sottocoperta che sopra. E’ irritante avere la barca inchiodata mentre sei davanti e perdere la regata perchè si sono incastrate delle scottine.

  • Evoluzione di Pinna Bianca – Atto 1

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    Come scritto qualche giorno fa (ormai quasi due settimane), avevo in progetto delle evoluzioni per Pinna Bianca. La prima modifica apportata è stata una riduzione delle dimensioni della randa. L’idea di partenza era di rifare la randa in mylar, un po’ ridotta di penna: in questo modo dovrei ottenere due risultati: – barca meno orziera, visto che di dovrebbe avanzare il centro velico – barca che dovrebbe sbandare un po’ meno sotto raffica. Dato che però non sono sicuro delle modifiche, ho optato per ridurre la randa attuale, in modo da collaudarla (Domenica durante la Oasis Cup) e vedere come va. Se la modifica è ottimale, rifaccio la vela, altrimenti vedo di ridurla di un altro paio di centimetri e riprovarla. Una volta trovata la forma giusta, la rifarò completamente in mylar, con le misure corrette.